Azul
Azul mette i giocatori nei panni di decoratori incaricati di abbellire con splendide piastrelle il Palazzo Reale di Évora, in Portogallo. L’ambientazione è semplice, ma viene resa immediatamente riconoscibile dalla qualità e dai colori delle tessere.
A ogni turno bisogna scegliere un gruppo di tessere dello stesso colore e collocarlo sulle righe di preparazione della propria plancia. Quando una riga viene completata, una tessera passa sul mosaico e contribuisce al punteggio. Le tessere che non possono essere utilizzate, invece, finiscono a terra e fanno perdere punti.
Il regolamento è accessibile, ma le decisioni diventano presto interessanti: non basta costruire il proprio mosaico. Bisogna osservare ciò che serve agli altri, capire quali colori potrebbero restare disponibili e decidere quando accettare qualche penalità pur di non consegnare una combinazione perfetta a un avversario.
L’interazione è indiretta ma molto presente. Prendere una tessera significa modificare le possibilità di tutti gli altri, e una scelta apparentemente innocua può costringere qualcuno a raccogliere una quantità disastrosa di piastrelle.
Con due giocatori diventa particolarmente controllabile e tattico; con più persone risulta invece maggiormente imprevedibile. In entrambi i casi mantiene un ritmo rapido e una durata contenuta.
Azul è uno dei migliori esempi di gioco facile da presentare ma difficile da padroneggiare: bello da vedere, piacevole da maneggiare e capace di coinvolgere sia i neofiti sia i giocatori più esperti.
Colpo d’occhio rapido